Rimini Vacanze
Rimini diventa Provincia
I Malatesta a Rimini
La storia di Rimini
Pub Rimini
Elenco Ristoranti Rimini
Discoteche di Rimini
Eventi Rimini
Monumenti di Rimini
Risorse
Puglia
Ristoranti a Rimini
SiteMap
Riviera Adriatica
|
Barra di navigazione: Rimini Vacanze > La storia di Rimini
La storia di Rimini
Un milione di anni fa, sul finire del pliocene alla chiusura dei tempi terziari, l’Appennino della Romagna era in fase di accentuata emersione.
Con il periodo quaternario lunghi periodi freddi intercalati da periodi piovosi e caldi, accentuarono
l’erosione delle nostre montagne e le fiumane di detriti si depositarono in conoidi dando vita alla Romagna e alla stessa Rimini.
La piana riminesi e la sua riva si formarono dunque in questo modo e sul lato Meridionale della conoide del Marecchia sorse la prima Rimini.
La terra e il suo lido subirono svariati movimenti, la conoide del Marecchia era protesa più avanti nell’Adriatico,
da questi strati provengono le acque sorgive del litorale e alcune polle salienti in mare in prossimità della spiaggia.
Un racconto favoloso attribuisce la nascita di Rimini a Ercole o addirittura a Giano.
Lasciando da una parte i Tessali, i Sabini, i Siculi e i Liburni, questa zona fu colonia degli Umbri,
infatti la Valle del Marecchia fu il centro principale della civiltà Umbra nell’Emilia Orientale e
reperti villanoviani, di cui gli Umbri erano i portatori, furono rinvenuti lontano dal mare.
Nel 1966 e nel marzo-aprile del 1969 sul Colle Covignano furono rinvenuti tracce di muretti etruscoidi,
così come la tomba di un guerriero del V sec. a.C.
Con la conquista della valle padana, Rimini passò nel 390 circa A. C. ai Galli Senoni, dopo oltre un secolo
di dominio, per effetto della battaglia del Sentino 295 A.C. , i Galli cedettero a Roma, il campo
(la regione che va da Sena Gallica (Senigallia) a Rimini.
Rimini divenne così nel 268 a.C. una colonia “latina” di 6000 famiglie.
Le colonie “latine” erano organizzazioni statali autonome, dotate di un proprio esercito.; nel corso delle operazioni
dell’insediamento, i coloni erano considerati militari, mentre gli indigeni espropriati col tempo si fusero
giuridicamente con i cittadini delle colonie, che rimasero sempre dei distretti della Repubblica Romana.
La decisione di divenire una Colonia fu per Rimini una scelta positiva, che al limite del territorio dei Galli Boi,
protetta dall’Adriatico e dai due fiumi Arimnus o Arimnum ( Marecchia) E Aprusa (Ausa) rappresentò sempre sia
dal lato politico che dal lato strategico il centro nevralgico dell’Italia antica.
Tale importanza portò il censore Gaio Flaminio a congiungere Rimini più agevolmente con Roma nel 220 A.C.
con la via Flaminia e il Console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. con la via Emilia a Piacenza nel 132 A.C.
mentre Popilio Lenate fece costruire la Popilia per collegare Rimini con Aquilea.
Durante le Guerre Puniche, Rimini rimase fedele alla Repubblica
ricavando lodi e speciali privilegi dal Senato e dal popolo Romano, nel ’90 fu elevata a Municipio e iscritta alla tribù “Aniensis”.
Silla l’occupò nell’82 mettendola a ferro e fuoco, ma non la privò della cittadinanza.
Costituitasi la Gallia Cisalpina in provincia, Rimini rimase fuori dai confini dell’Italia e divenne la città più settentrionale.
Quando nel 49 a.C. con lo scoppio della guerra civile, Giulio Cesare, mosse alla volta di Roma, il primo Municipio dell’Italia
legale che occupò, dopo aver varcato il Rubicone, fu Rimini.
“Alea jacta est” fu il motto che Cesare pronunciò rompendo ogni indugio e a briglie sciolte arrivò ad Ariminum
occupandola prima che facesse giorno.
Durante l’epoca di Augusto, Rimini raggiunse l’apice della sua ricchezza e potenza.
Segno eloquente della riconoscenza verso il grande imperatore è la porta trionfale eretta in suo onore nel 27 a. C.
Rimini, ti affascina con la sua storia, basta trovarsi in mezzo alla piazza oggi Tre Martiri,
(in passato piazza Giulio Cesare,) per rivivere il passato storico e glorioso di questa colonia romana, sorta
nel 268 A.C.
La piazza ricalca parte del foro di Ariminum posto alla confluenza delle due strade principali, il cardo e
il decumano, l’antico impianto, più ampio e dilatato fino alla via San Michelino in foro, era lastricato
con grandi pietre rettangolari, ora in parte visibili attraverso aperture recintate.
Statue onorarie e pregevoli architetture creavano una suggestiva scenografia alla vita della piazza.
Un basamento in pietra doveva sorreggere un arco che enfatizzava l’accesso orientale al foro,
sbarrando forse il traffico veicolare.
Un cippo cinquecentesco ricorda il discorso che Giulio Cesare avrebbe rivolto alle legioni dopo il passaggio
del Rubicone (alea jacta est): in sua memoria la piazza, che già ne portò il nome, ospita una statua bronzea,
copia di un originale romano.
Dall’età tardo antica, nel lato a mare, si insediarono le chiese di San Michele, di Sant' Innocenza
e San Giorgio, oggi distrutte.
Nel Medioevo la piazza, oramai in secondo piano rispetto a quella del Comune, fu luogo di mercati: attraverso
la via dei Magnani (ora via Garibaldi), segnata da un arco fra la cortina delle abitazioni, giungevano i prodotti dal contado.
Sotto i portici si aprivano le beccherie, botteghe per la vendita della carne.
La piazza fu inoltre teatro di giostre, tornei cavallereschi, manifestazioni e cerimonie pubbliche legate anche alla famiglia Malatesta.
Qui si concludeva ogni anno il palio di San Giuliano che, partito dal borgo, godeva di grande partecipazione popolare.
Capitelli gotici e rinascimentali ornano il portico sul lato monte della piazza.
Agli inizi del Cinquecento, fu edificato il Tempietto dedicato a Sant'Antonio da Padova in ricordo del miracolo che,
nel XIII secolo, rese una mula devota all’ostia consacrata. Ricostruito nel XVII secolo, ha mutato l’aspetto originale
per i vari restauri. Dietro il tempietto i Minimi di San Francesco di Paola fondarono, agli inizi del Seicento,
un luogo di culto, riedificato nel 1729: qui, dal 1963, sorge la chiesa dei Paolotti.
Nel 1547 si costruì l'isolato con la Torre dell'Orologio, che diede alla piazza la forma e le dimensioni attuali,
con edifici porticati al posto delle antiche beccherie. Su progetto di Francesco Buonamici la torre, nel 1759,
subì un rifacimento. Con il terremoto del 1875, la parte superiore venne demolita. Oltre all’orologio,
dal 1750 reca un quadrante con calendario, movimenti zodiacali e fasi lunari.
Luogo di mercati e quindi salotto della vita cittadina, la piazza si presenta oggi nell’arredo urbano eseguito nel 2000,
teso a valorizzare l’antico impianto e i segni della memoria.
A farle da cornice, antichi edifici quali palazzo Tingoli, ora sede del Credito Italiano: risalente al XVIII secolo,
fu ricostruito e modificato a seguito dei pesanti danni della seconda guerra mondiale.
Demolito l’arco dei Magnani nel 1921, si ruppe la continuità dello sfondo edilizio sul lato meridionale.
La storia più recente lega la piazza ai tragici eventi bellici: ne consegna il ricordo il Monumento ai Caduti e il nome
stesso della piazza, intitolata ai tre martiri partigiani impiccati il 16 agosto 1944 nel punto ora contrassegnato
da un inserto di marmo lato Chiesa dei Paolotti.
Rimini più volte distrutta, risorse sempre con più forza e ferrea volontà. Oggi città turistica
offre al turista: storia, arte e cultura mentre le sue infinite strutture ricettive si rendono
sempre più accoglienti e moderne, proiettate nel futuro.
|
|